La stanchezza è tanta, le risorse quasi infinite.

Noè piange e piange tanto, di giorno peró, di solito di notte dorme e ciuccia. Piange per un tempo lungo, o forse a noi sembra lungo perchè quando piange fa solo quello, in braccio, sdraiato, a pancia in su o a pancia in giú. E mentre lui piange, a turno se non sono sola, noi facciamo il solito e lo dice bene anche la foto, Ale cucina, Enea fa la cacca leggendo i suoi libri e io ciondolo, saltello, coccolo, bacio. Con quella tipica stanchezza materna dei nuovi inizi.
Spesso in soccorso abbiamo lei, la nostra fascia, che ferma tutto, collega i respiri e le pance, genera il calore che serve, dona sollievo alla digestione. A volte la fascia non basta e si fanno tentativi, senza perdersi d’animo, i tentativi per una famiglia possono essere svariati.

Ti ho portato in camera piccolo Noè, solo tu ed io sdraiati sul fianco, uno accanto all’altra, e ti ho guardato piangere. E tu hai lentamente smesso e hai respirato. Non c’erano dolori, non c’erano inspiegabili contratture emotive. Forse ció che desideravi era stare con la tua mamma, da soli, guardarci nel silenzio, in uno stato di unicità che chissà, non apparterrà mai ai secondi figli.
E le ho pensate tutte: avrà “le coliche”, dolore agli arti, la febbre, oddio, non riesco, non so fare la madre, andiamo al pronto soccorso.
Bastava solo un po’ di tempo, tentare, ascoltare. Anzi prima ascoltare e poi tentare. La stanchezza è tanta, le risorse quasi infinite.